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“The Seasonals”, un primo romanzo essenziale sull’agricoltura intensiva


Costruito come un thriller, il primo romanzo dell’autore spagnolo Munir Hashemi denuncia gli abusi dell’agricoltura intensiva.

Questo potrebbe essere lo scenario per l’ennesimo film per adolescenti: quattro studenti intraprendono un viaggio all’estero e il viaggio dei loro sogni va storto. Munir Hashemi ha, infatti, deciso di costruire il suo romanzo come un film di genere, in cui una realtà banale è turbata da un accumulo di episodi sempre più angoscianti, con una trappola che si stringe ai protagonisti alle prese con una serie di morti misteriose. Tuttavia, il suo testo va ben oltre questo quadro. Scritto per esperienza personale, Lavoratori stagionali è una narrazione politica. Hashemi denuncia il glauco backstage del liberalismo mettendo in scena il destino riservato ai precari e mettendo in guardia sulle condizioni spaventose per l’allevamento di polli in batteria. Soprattutto, questo giovane primo romanziere madrileno, che sta attualmente lavorando a una tesi su Borges, sta sviluppando una forte riflessione sulla scrittura, in un testo nutrito di riferimenti letterari.

Tra autobiografia e autofiction

Tuttavia, l’avventura era iniziata bene: durante una vacanza estiva, Munir e tre compagni di college decisero di recarsi nel sud della Francia per raccogliere l’uva. Non stavano solo cercando un lavoro da studente per guadagnare un po’ di soldi. Questo viaggio all’estero, i quattro giovani spagnoli lo immaginarono con un certo romanticismo. Doveva essere per loro uno spazio di libertà, un’opportunità per vivere ai margini della loro solita esistenza, a contatto con la natura. Il loro entusiasmo è di breve durata. Appena arrivati ​​in Francia, i giovani si confrontano con le condizioni di vita indicibili dei lavoratori migranti, la mafia locale che li sfrutta, il razzismo ordinario. Non riuscendo ad essere assunti nei vigneti, si ritrovano nei campi di grano e in un allevamento di polli industriale da incubo.

Il confronto tra gli ideali della giovinezza e la cruda realtà è al centro di questo testo scritto, ci racconta l’autore, da appunti presi sul momento. Ma è soprattutto la costruzione stessa della sua storia che riguarda Munir Hashemi. L’autore interviene costantemente nella narrazione per metterla in prospettiva. Fin dalle prime pagine parla al lettore, mette in discussione la sua posizione di scrittore, lavora sul confine tra autobiografia e autofiction, si preoccupa di come si debba raccontare per credere a un evento incredibile, in senso letterale. Cercherà sempre nella letteratura le risposte alle mille domande puramente formali che si pone.

Munir Hashemi: Lavoratori stagionali, tradotto dallo spagnolo da Anne Plantagenet. (Stock), 176 pagine, € 19.



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