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Il K-pop conquista il mondo

Il K pop conquista il mondo


Con il K-pop, la Corea del Sud entra a sua volta nella danza della cultura globalizzata. “Il pacchetto culturale coreano va ben oltre la semplice musica, avverte la sociologa Sylvie October, autrice con il collega Vincenzo Cicchelli di un libro* sul fenomeno. Prima c’è, infatti, K-pop e K-drama (serie televisive), poi videogiochi, manhwa (manga) e film e, infine, lingua, cosmetici e cibo, soprattutto catering. »
“L’hallyu, “onda coreana” in cinese, prima rotta, sostiene Vincenzo Cicchelli, nel grande vicino negli anni ’90 dove era sia apprezzata che odiata perché proveniente da una ex colonia. Negli anni 2000 cedette a sua volta il Giappone, altro paese ex colonizzatore, conquistato in particolare da una serie intitolata “Winter Sonata”. »

Seoul potrebbe essere la nuova Hollywood dell’industria culturale? «Il cinema, relativizza Sylvie October, è sale di proiezione, infrastrutture costose per la produzione come per la diffusione. Il K-pop si è diffuso attraverso i social network, non attraverso i media tradizionali che lo evitano. I coreani non hanno altra ambizione che quella di utilizzare le maggiori piattaforme americane dove la creatività dei loro sceneggiatori e la professionalità compiuta dei loro attori sono riconosciute e fanno miracoli. »

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Carico erotico

La Corea del Sud, fedele e sicura di sé, non regge uno specchio al mondo. “Quindi, nota Vincenzo Cicchelli, che una fiction americana come “The Eternals”, ambientata nell’universo della casa editrice Marvel Comics, fa parte di un’”azione affermativa” con attori di origine latina, slava, asiatica, afroamericana o addirittura Indiani, i coreani non giocano la carta della diversità, se non quella della raffinatezza con, in una serie come “Squid Games”, non meno di quattordici tavole di grandi pittori declinate. »
È anche un ideale abbastanza uniforme, con una bellezza tanto giovane quanto inquietante, che mostrano. “I volti e i corpi occidentali mostrano la loro età più rapidamente, sottolinea Sylvie October. La carica erotica dei corpi che si contorcono in K-pop, meno curvilinei per le donne, più glabri per gli uomini, è meno suggestiva e provocatoria rispetto a quanto può essere quando si parla di popolazioni bianche o nere. »
«Lontana», continua, «dalle forme di inclusione occidentali che fanno spazio alle singolarità, la bellezza proposta in Corea è canonica, standardizzata: né grande, né piccola, né brutta. E, come nell’antica Grecia, questa bellezza giovanile fa rima con gentilezza. »

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Niente di rivoltante, quindi, né di rivoltante nel K-pop a differenza del rock, di ieri, o del rap, di oggi. «Se la nicchia giovanile, tempera Vincenzo Cicchelli, è sempre stata quella della cultura pop è perché i giovani ne sono i primi consumatori. Hanno paghetta e tempo libero. E come in Italia, Germania o Giappone, la presenza di basi americane in Corea del Sud non è stata priva di influenze culturali. I primi gruppi pop coreani furono creati per integrare i tour delle star americane nel Pacifico. Le ragazze K-pop sono così basse vestite come cameriere americane…”

Valore del lavoro

K-pop, soprattutto, vuole riflettere un paese che si sta reinventando. “La Corea del Sud, osserva il sociologo, si vede come una nazione giovane mentre la sua curva demografica si avvicina a quella dei Paesi occidentali. Inoltre, a differenza dell’Europa che valorizza il talento o addirittura degli Stati Uniti che mescolano i due, la Corea, ancora molto intrisa di confucianesimo, mette il lavoro al primo posto. E anche se l’individualismo è sempre più prevalente in questa democrazia compiuta, il gruppo resta importante. »

Punks: il “nessun futuro” ha un futuro

“Il K-pop, conferma il collega, mette in scena tutto questo: pochi artisti solisti, ma gruppi che contano fino a una decina di membri costantemente esibiti insieme. Il numero dà la misura del lavoro di sincronizzazione di coreografie tanto più impegnative che devono anche cantare. E la tavolozza fisica consente ai fan di affezionarsi a uno più degli altri. »
Lavoro retribuito da quando il gruppo di punta del K-pop, i BTS, è salito in cima alle classifiche americane nel 2020 con una canzone, La vita continuacantata principalmente in coreano.
K-pop. Soft power e cultura globale

PUF, 2922, 22 euro



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